Commedia al cinema, “Lasciati andare”

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Toni Servillo

Il 13 Aprile potremo andare al cinema e godere di qualche ora di sana spensieratezza con “Lasciati andare”, un film di Francesco Amato, interpretato da Toni Servillo. Molti si sono chiesti come un attore del nostro cinema più ricercato, autorevole e riflessivo abbia accettato una sceneggiatura comica, lo stesso Servillo risponde quanto ami misurarsi con questo genere, ad esempio, in teatro con la commedia di Eduardo e di Molière, con personaggi dalla natura “schiettamente comica”.

La trama della commedia brillante “Lasciati andare” ruota intorno al titolo stesso: il personaggio interpretato da Toni Servillo, uno psicanalista ebreo, Elia Venezia, è un uomo che conduce una vita sedentaria a tutto tondo, un uomo passivo, annoiato e senza stimoli, quasi misantropo, sigillato dietro la sua routine quotidiana. Per cui, anche la sua professione di analista ne diventa parte, diventa “routiniera”, come afferma Servillo, “Elia è una specie di gattone romano che vive nella sua casa, nel suo studio, sulla sua poltrona”. Ma poi questa routine viene sconvolta dalla necessità di svolgere attività fisica, a causa dei suoi problemi di salute.

Allora a questo punto arriva il momento più comico e brillante della commedia, dato dal connubio di due personaggi diametralmente opposti, l’analista Elia Venezia e una folle personal trainer, questo incontro determinerà in maniera positiva la vita di entrambi, “esercitando involontariamente l’uno nei confronti dell’altro la propria professione”.

Il significato semplice e concreto della commedia è quello di imparare ad essere un po’ “dilettanti della vita”, affrontarla con maggiore leggerezza e ironia. A tal proposito, in una sequenza della commedia, l’analista Elia Venezia cerca di consolare la sua personal trainer, in preda ad una crisi per le sue responsabilità di madre, attraverso una frase di un pediatra inglese Donald Winnicott, e lei, dilettante in materia, crede sia una citazione ripresa da una cartone animato, ma compreso, poi, l’errore: ‘Va beh una frase così la poteva dire anche un orsetto”, appunto, come afferma Servillo, la lezione del film di Francesco Amato è proprio questa “affrontare la vita un po’ meno con professionismo e un po’ più di dilettantismo” .

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